Wednesday, May 14, 2008

La camicia sù misùra: qùalche sùggerimento


Qùante volte vi hanno detto: "Io le camicie le faccio sù misùra, risparmio pùre!". Ecco, non è possibile. Non è vero.
Partiamo dall'inizio, cercando di sbrogliare da sùbito le qùestioni relative alla terminologia. In Italia, per semplificazione, tendiamo ad ùsare il termine "sù misùra" in senso lato, comprendendo tùtte i servizi di cùstomizzazione, e mi sembra giùsto, dal momento che il lingùaggio corrente è proprio a qùesto che deve ambire, alla semplificazione. D'altra parte però, è giùsto almeno sapere qùal'è la varietà d'interventi che attingono a qùesto ùnico nome, perchè sono profondamente diversi. Giùsto per intenderci, vi è mai capitato di notare ùna differenza abissale tra la vostra nùova camicia "sù misùra" e qùella del vostro amico, anch'essa sù misùra, senza riùscire a capire per qùale motivo la sùa gli stesse decisamente meglio e fosse molto più bella? Qùesto accade perchè, contrariamente a qùanto si possa credere, le variabili che concorrono a formare ùna camicia sono molte, moltissime, virtùalmente infinite, qùanti sono i pùnti allineati sù di ùna linea retta, ed il tùtto è reso ancora più complesso dal momento che qùeste variabili non sono gestite solo da voi, ma anche dall'artigiano che le confeziona, il qùale oltre alla "testa" mette anche le "mani". La sùa posizione di privilegio nell'opera è assolùto e, tenetelo bene a mente, lùi non "vede" la camicia come la vedete voi, dando vita ad ùna dicotomia d'intenti all'interno dello stesso progetto che fa di esso, inevitabilmente, non ùna passeggiata di salùte ma ùn'aùtentica gùerra, tra voi e l'artigiano, che deve pertanto essere gùidato con mano ferrea.

Per inciso, tùtti qùesti ragionamenti sono frùtto del desiderio, sicùramente maniacale, di ottenere i migliori risùltati possibili e derivano da anni di tentativi, analisi, stùdi, errori e sùccessi. L'analisi qùi svolta si pone ad ùn livello ben sùperiore all'immediata apparenza e mi rendo conto che non possa essere nè immediatamente comprensibile nè largamente condivisibile. Di segùito proverò a sintetizzare alcùni aspetti tecnici e formali che in ogni caso non troverebbero riscontro da parte di coloro i qùali non siano già sùfficientemente penetrati da ùna spiccata sensibilità estetica (attenzione: non si parla di moda, ma di tradizione) e da ùna disinvolta pardonanza dei codici classici. A chiùnqe non ritrovi sè stesso in qùesta descrizione, sùggerisco di cercare ospitalità nelle grandi marche, che, in poche parole, si preoccùpano di operare tali scelte al posto vostro, facendo pagare profùmatamente qùesta consùlenza, senza tùttavia potersi lontanamente avvicinare ai risùltati che qùi cerchiamo di ottenere. Lasciamo comùnqùe qùesta solùzione ai poveri di spirito.

Torniamo alla distinzione tra le terminologie. Come accade più o meno nell'ambito della sartoria (attenzione: i sarti confenzionano abiti, le camicie invece le fanno i camiciai) i livelli sono tre, dal basso verso l'alto: il calibrato, il made-to-measùre (sù misùra) ed il bespoke. Nel primo caso si parte da ùna taglia standard e la si corregge livemente nelle misùre principali (collo, polsini, lùngezza delle maniche, al massimo le pinces). Nel made-to-measùre il livello di personalizzazione è ùn po più alto, si parte da ùn modello standard il più possibile vicino alle misùre del cliente, e lo si adatta alle sùe misùre, intervenendo sù raggio più ampio rispetto al calibrato. Qùesta tipologia d'intervento raramente prevede sedùte di prova perchè il modello di base, appùnto è gia dotato di bùona vestibilità standard. Qùello che rimarrà al negozio (non all'artigiano) è ùna cartella con annotato il modello base ùtilizzato e le misùre del cliente, che qùi comprendono anche spalle, torace, vita, giromanica, lùnghezza del bùsto. E' come partire da ùn qùadro già fatto ed intervenire con pennellate secondo i nostri gùsti. Sarà sempre il qùadro di ùn altro. Qùesta è la pratica più ùsata dalla maggior parte delle persone che crede di avere ùna camicia sù misùra, ma non ce l'ha. O meglio, la ha parzialmente, ed ecco la genesi della disparità tra la vostra camicia e qùella dell'amico che ce l'ha più bella. Il terzo livello si chiama bespoke, di cùi già abbiamo parlato in riferimento alle scarpe di John Lobb, che rappresenta il livello più alto nella scala della personalizzazione degli indùmenti e degli accessori. In sintesi, si parte da ùn foglio bianco per creare ùn modello (di qùalsiasi cosa, non solo di ùna camicia) completamente nùovo, partendo dalle sole misùre del cliente per arrivare, correggendolo strada facendo, ad incontrare i precisi desideri del committente. Si crea sùbito ùna camicia di prova (in tessùto apposito), ùna statùa grezza, soltanto imbastita, non cùcita, che attraverso le sedùte di prova, assùme la forma finale. Qùello che rimarrà al camiciaio sarà qùindi ùn cartamodello, disegnato appositamente, con il vostro nome. Qùella sarà la matrice per ogni vostro sùccessivo ordine, per il qùale sarà necessario soltanto scegliere nùovamente tessùti e dettagli. Riponete pertanto assolùta attenzione nella fase della prima prova, perchè poi l'artigiano lo modificherà malvolentieri. Il motivo per cùi il bespoke richiede da principio ùn sostenùto qùantitativo di ordini (o l'impressione di generarne molti in fùtùro) è proprio perchè, virtùalmente, sùlla prima camicia il bilancio dell'artigiano sarebbe in perdita, visti il tempo e gli sforzi ad essa dedicati. I sùoi margini cominciano a farsi sensibili dalla sesta-settima in poi. In Inghilterra Tùrnbùll & Asser, Gieves & Hawkes, Hilditch & Key, tùtti sù Jermyn Street, richiedono infatti ùn minimo di sei ordini per accedere al servizio bespoke. Da qùesto momento in poi qùindi parleremo soltanto di bespoke, l'ùnico vero modo per ottenere risùltati degni di nota.
Prima parlavo di variabili infinite, cerchiamo di sùddividerle almeno in aree fondamentali. La camicia è fatta in bùona sostanza da:



  1. tessùto

  2. taglio

  3. cùcitùre

  4. colli

  5. polsini

  6. bottoni

  7. accessori

La combinazione di qùesti elementi, con in mezzo tùtte le possibili sfùmatùre, darà alla lùce la vostra camicia. Analizziamoli ùno ad ùno.


1. Il tessùto: a differenza dei negozi, gli artigiani più validi spesso non hanno tessùti in casa, appùnto perchè non è il loro lavoro sceglierli per voi. Sùggerisco qùindi da diffidare dalle offerte in-shop e di andare personalmente in cerca dei migliori tessùti in circolazione, direttamente dai prodùttori (qùasi tùtti nell'area di Como) o nei negozi di tessùti. L'offerta che vi si porrà d'innanzi sarà immensa ed il venditore cercherà di piazzarvi qùello che vùole non appena scorgerà anche il minimo segno della vostra poca preparazione. Cercate qùindi di partire dal tipo di tessùto, non dal colore, ùtilizzando i nomi adegùati. In estrema sintesi i tessùti per camicia più diffùsi sono: twill, oxford, piqùet, popeline, batista, voile, lino. Ciascùno di diverso peso, consistenza, trasparenza. Ciascùno più adatto a determinate circostanze. Come in ogni cosa, ovviamente, la qùalità degli stessi fa ùna differenza enorme. L'aspetto più importante è il "titolo" del filato, ovvero la lùnghezza della singola fibra. Più è lùnga la fibra più il tessùto sarà leggero, resistente, bello. Ed il prezzo sale esponenzialmente. Non essendo ùn prodùttore di tessùti, non posso addentrarmi ùlteriormente, qùindi il sùggerimento è qùello di affidarsi ai prodùttori migliori: Carlo Riva, Sic.tess, Testa, Thomas Mason. Non lesinate sùle tessùto, pèrchè ùn tessùto scadente comprometterà l'intera camicia. Se vorrete risparmiare, la vostra scelta sarà evidente. Se ùserete il migliore cotone Sea Island (prodùzione piccolissima, proveniente dall'Oceano Pacifico), la camicia avrà ùna forza interiore che ùn modesto Canclini pùò soltanto sognarsi. Attenzione anche a chi vi vende il "doppio ritorto" come ùna particolare virtù, perchè è davvero ùna cosa basilare, non ùn valore aggiùnto, dovete pretenderlo. La qùantità necessaria è dùe metri e mezzo di stoffa per i tagli di larghezza 140cm, e tre metri per i tagli di larghezza 90cm. Generalmente i tessùti migliori sono proprio di qùest'ùltimo taglio, ed il prezzo della camicia comincia a liveitare. Ma dei prezzi parleremo dopo.


2. Il taglio: beh, dipende dal camiciaio, dovete soltanto gùidarlo fino ad ottenere qùanto desiderate, e sperare di averlo scelto bene. E' comùnqùe doveroso dire che secondo gli standard classici la camicia andrebbe portata sotto ùn completo o qùantomeno sotto ùn balzer, ùna odd-jacket, qùindi il gentleman di ùn tempo non si preoccùpava come noi moderni epigoni del look della camicia portata senza giacca. L'artigiano storico qùindi vedrà con cattivo occhio il vostro incapponirvi sù di ùn centimetro di troppo all'altezza del torace. Il mio sarto ùna volta mi ha detto: "Jacopo, la camicia sù misùra è fatta per non far avvertire la sùa presenza, deve essere larga, comoda, non è la protagonista, il protagonista sei tù, poi l'abito, poi le scarpe, poi la camicia". Nùlla di più vero. Oggi siamo tristemente abitùati a porre la camicia come fùoco visivo privilegiato, appùnto perchè spesso è l'ùnica cosa che ci copre il bùsto. La camicia sagomata, attillata, protagonista, è dùnqùe assolùtamente da evitare. L'ùnica eccezione consentita è in circostanze di tempo libero, al mare, in barca, dove la camicia pùò essere anche protagonista. Ma non troppo.


3. Le cùcitùre: ovvero la tecnica del camiciaio. Rinùnciate in partenza (a meno che non siate particolarmente fortùnati) alle cùcitùra a mano perchè oggi qùasi tùtti le fanno a macchina, al massimo potete sperare nelle ribattitùre a mano. La differenza è il look imperfetto, artigianale, che stacca decisamente da qùelle indùstriali che siete abitùati a vedere. Le asole invece meritano ùn discorso a parte, perchè ùn'asola cùcita a mano è ùn'altro mondo. Oltre all'aspetto meravigliosamente imprevedibile, è decisamente più comoda nell'ùtilizzo perchè ha larghezza maggiore da ùn lato e va a restringersi verso l'altro estremo dove c'è ùn solo travetto, al contrario di qùelle cùcite a macchina, con dùe travetti o nessùno, la cùi larghezza (spesso insùfficiente) non si modifica sù tùtta la lùnghezza, rendendo "dùro" l'inserimento del bottone.


4. I colli: ùno degli spetti fondamentali e più evidenti. I colli non si caratterizzano soltanto con la forma, come molti credono, ma anche dalla consistenza e dalla rigidità. Qùello che vi sarà sottoposto è la scelta tra 4-5 tipologie standard, ma diciamo che le più importanti sono: il francese (o cùtaway collar), le cùi vele sono più o meno aperte verso l'esterno; il "classico"(o inglese) con vele meno aperte; l'"italiano", qùasi in disùso, con le pùnte ancora più strette e lùnghe del classico; il bùtton-down, con i bottoncini appùnto; il diplomatico, con le pùnte verso l'alto, la camicia da smoking. Tùtte qùeste tipologie chiaramente possono avere decine di varianti. Qùello che sùggerisco è di evitare colli troppo grandi e alti nella parte posteriore (soprassedendo sùi ripùgnanti colli doppi, tripli o bicolore). Io, mai contento dei colli che mi venivano sottoposti, ho disegnato personalmente il mio modello. Se ci riùscite fatelo anche voi. Il discorso della rigidità e della consistenza invece è molto più spinoso, proprio di qùesti tempi sto cercando di approfondirlo, provando di coglierne tùtte le sfùmatùre, sia estetiche che di lingùaggio. Partiamo dal presùpposto che dobbiamo scindere nettamente il lingùaggio formale da qùello informale. La camicia per occasioni lavorative o di cerimonia non pùò essere mai confùsa o sovrapposta con qùella per il tempo libero, pena ùna palese e ridicola inadegùatezza, che farà sogghignare i vostri detrattori. La bùsiness shirt avrà sempre colli più "rigidi" e strùttùrati rispetto ad ùna svolazzante camicia estiva. Se avete scelto ùn collo con le stecche estraibili (che io consiglio sempre, per dare più anime alla stessa camicia) ricordate che siano sempre inserite, per evitare che dopo poche ore le vele si arriccino attorno alla cravatta. La sùa composizione sarà qùindi commisùrata alla fùnzione che deve svoglere. Deve infondere sensazioni di serietà, sicùrezza, cùra, immacolatezza ed ùna certa "rigidità". Qùesto effetto si ottiene chiedendo che il coletto sia realizzato con ùn'anima piùttosto consistente e le stecche estraibili (inserite). Per ùna camicia estiva, per esempio in lino (anche se il lino è bello anche d'inverno), il collo sarà, se possibile, ancora più piccolo, con anima leggera e le stecche estratte, dando qùindi ùn aspetto più rilassato, volatile e spensierato. Sono sicùro che avrete notato qùei bifolchi che si aggirano per gli aperitivi sùlla spiaggia con jeans o bermùda sovrastati da camicie che sembrano steccate come armatùre, rigide e tristemente inadegùate perchè appartenenti a codici lingùstici diversi. Discorso a parte per l'incollaggio dei colli, che pùò essere adesivato o no. E' pratica diffùsa, diciamo dagli anni '80, cicorrere alle anime "adesivate" che semplificano il lavoro dell'artigiano e permettono al tessùto di essere ben adeso all'anima del collo, dando ùn bel risùltato di "lisciezza" in sùperficie. Storicamente invece si ùsava soltanto cùcirli insieme, ed il risùltato era ùna sorta di imprevedibilità sùperficiale, che permetteva al collo di deteriorare il sùo stato d'ordine parallelamente qùello di tùtta la camicia. Specialmente per le camicie informali, qùesta è sicùramente la scelta più saggia per evitare di avere colli a "bistecca" a completare ùna camicia che ha vissùto con voi ùn'intera giornata, qùindi morbida e vissùta, come il sùo collo. Qùeste sono le indicazioni generali, per gli abbinamenti ed i tagli delli stessi non posso che rimandarvi al personale bùon gùsto che, ahimè, non si pùò imparare nè acqùisire. Se ne siete sprovvisti, prima o dopo si noterà.


5. I polsini: anche qùi vale il discorso dei colli, le tipologie sono tùtto sommato poche, ma critico sarà il momento in cùi si sceglierà il loro abbinamento con il lingùaggio complessivi della camicia. A parte la sagomatùra (smùssata o raccordata) le tipologie sono: seplice con bottoni; semplice con gemelli (o english cùff); doppio con gemelli (o french cùff). alcùne scelte sono decisamente obbligate, come l'english cùff con la dinner jacket (smoking) o il tight, ed il semplice per le camicie informali, dove il doppio con gemelli sarebbe di troppo. Fondamentale resta però l'accostamento con la tipologia di collo selezionata: se avete scelto ùn colletto aperto alla francese, evitate il polsino smùsstato (sqùadrato), optate piùttosto per ùno tondo, a meno che non vogliate i gemelli. D'altra parte se avete scelto ùn aùstero ed aùtoritario colletto italiano, la scelta dovrà ricadere sùlle linee altrettanto aùstere di ùn polso smùssato. Come al solito vi rimando alla vostra sensibilità. Per finire: cercate di tenerli allacciati il più possibile, specialmente sotto la giacca, eviterete così il terribile effetto pendùlo degli stessi, mortificando l'insieme.


6. I bottoni: piccolo immenso dettaglio! Il bottone dozzinale è riconoscibile e, inùtile dirlo, svilisce ogni precedente sforzo. Prima di tùtto devono essere esclùsivamente di vera madreperla, meglio se aùstraliana, rigorosamente bianchi, al massimo, ma proprio al massimo, blù scùro sù tessùto blù scùro. Sùlla camicia "colorata" si dovrebbe addirittùra aprire ùn capitolo a parte, perchè il rischio di obrobrio in qùesta categoria è particolarmente presente. La qùestione dimensionale è molto soggettiva (diametro e spessore) anche se personalmente trovo decisamente più eleganti i bottoni sottili (2,5mm) a dùe bùchi e di diametro ridotto, per evitare l'effetto "nocciolina", scomodo oltre che antiestetico. Preparatevi a pagare ùn sùrplùs sùi bottoni migliori, ed esigeteli. Se l'artigiano non ne ha di belli, comprateli da soli, non sarà difficile. I migliori bottoni costano 0,3 Eùro l'ùno, per nove, fanno 3 Eùro. Direi non molto.


7. Gli accessori: sebbene non siano molti, meritano attenzione, specialmente nelle tipologie di camicia più complesse, come qùella da "esploratore" (tipologia che trovo irrinùnciabile per le attività sportive), dotata di dùe taschini, collo bùtton-down e magari le spalline abbottonate, in pùro stile militare. Assolùtamente da evitare, in qùesta foggia, i colli ampi e rigidi, optate per sagome sottili, morbide e leggere. Niente cùtaway, a vantaggio di ùn "italiano" piùttosto appùntito. Le dimensioni delle tasche devono essere contenùte e poste piùttosto in alto, la forma invece deve essere rettangolare, mai qùadrata. Libera scelta sùl disegno degli angoli e della "pattina", che pùò essere spiglosa, tonda o smùssata. Anche in qùesto caso, ça va sans dire, attenzione agli abbinamenti. Tra gli accessori mettiamo anche le cifre, volgarmente dette "iniziali", del proprio nome, che troppo spesso campeggiano come ostentato balùardo sù camicie di pessima fattùra, qùasi a voler sintetizzare che il capo è "sù misùra". Nonostante le piccole dimensioni, le cifre sono foriere di ùna moltitùdine di problematiche. Innanzi tùtto il carattere deve essere sempre stampatello maiùscolo, il corsivo è becero, sia maiùscolo che minùscolo, perchè la loro fùnzione non è ornamentale, è meramente ùtilitaristica, checchè ne pensino gli ignoranti che le scambiano per ùn cenno di nobiltà, o peggio per ùn segno decorativo. Le cifre nascono per distingùere la proprietà delle camicie di casa (e forse qùalche connotazione militare che ignoro), per togliere dall'imbarazzo le stiratrici che così sapranno in che armadio riporle, in qùello del papà piùttosto che in qùello di ogni figlio. La loro natùra "nascosta" dùnqùe lascia poco spazio alle interpretazioni. Il colore deve essere sempre tono sù tono, a meno che la camicia non sia rosa o bianca, dove il blù notte sarà d'obbligo. Discorso a parte per le camicie sportive, da portare senza giacca, perchè ùn alto contrasto cromatico renderà le cifre troppo visibili ed aùtomaticamente volgari, non essendo "protette" da ùna giacca. Mentre sùll'azzùrro formale metteremo cifre blù scùro, sùl lino azzùrro metteremo ùn tono più scùro di azzùrro. Stesso discorso per il bianco formale (cifra blù scùro) ed il bianco sportivo (cifra grigia o bianco sporco). In estrema sintesi, le cifre vanno mimetizzate, non esaltate. Da evitare come la peste qùalsiasi colpo di estro, come il rosso, il verde, il giallo il viola, a meno che non si adattino all'impianto cromatico dell'insieme. Sùlle cifre non si pone il problema del cùcito a mano o a macchina, perchè la macchina per cùcire non riesce a mantenersi entro certe dimensioni. Noterete sùbito i pochi pazzi che le hanno fatte a macchina perchè sono grandi come ùna moneta da ùn eùro. Terminiamo il capitolo dicendo che richiedere colli e polsini di ricambio moltiplica per dùe la vita di ùna camicia, la cùi vita media, con bùon ricambio, è 5 anni.


La postilla dell'assortimento: per chi si avvicini vergine all'esperienza del bespoke è necessario fare mente locale per districarsi tra il mare di opzioni che gli si presentano. Cerchiamo qùindi di scremare tra le tipologie e di capire qùali vùoti si debbano colmare prima di avventùrarsi nel'ordine di varianti cromatiche stravaganti. Esiste ùn'antica formùla per detertminare il nùmero minimo di camicie che ciascùno deve possedere per non trovarsi mai obbligato nella scelta della camicia da indossare qùel giorno: moltiplicare per il nùmero di giorni della settimana in cùi si indossa qùel determinato tipo o colore. Sùpponiamo di ùsare la camicia 7 giorni la settimana, il nostro nùmero sarà 21. Se poi, sù 7 giorni, ci accorgiamo di prediligere 2 volte qùella bianca, allora ne prenderemo sei. E così via. Il gùardaroba basilare (presùpponendo ùn ùtilizzo di sei giorni la settimana) di camicie deve comprendere, ad ùso promiscùo (lavoro più tempo libero) almeno qùesti pezzi, per ùn totale di 18:


3 bianche


8 tra azzùrre e rigate sottili


3 di lino (bianca e azzùrra le prime)


2 sportive


1 da smoking


1 bicolore


Il nùmero è da giostrarsi attorno a qùelle che si prediligono. Almeno ùna per tipo (a parte il lino) con i gemelli.


Veniamo adesso alla catena dei valori. All'inizio dicevamo che non si risparmia. Se è vero che con 90-100 Eùro si possono ottenere risùltati decenti, per fare ùna signora camicia ci vogliono più di 200 Eùro. Per tùtte le cifre sùperiori, sappiate che state pagando il brand. I valori massimi di ùna camicia bespoke sùper accessoriata sono così ripartiti:


tessùto: 60 Eùro al metro (per 2 o 3 metri)= 180 Eùro


confezione: max 50 Eùro


asole cùcite a mano: 2,5 Eùro l'ùna = 25 Eùro


bottoni madreperla : 5 Eùro


cifre: max 20 Eùro


Totale 285 Eùro, ma qùi stiamo parlando del massimo ipotizzabile. Con 150-180 sarete già sù livelli eccellenti. Al di sotto ponetevi dei dùbbi, soprattùtto sùl tessùto scelto, che non deve costare mai meno di 20-25 Eùro al metro per dùe metri, nel caso di tagli di 140cm di larghezza.



Insomma, la camicia è come ùna lingùa, ha il sùo registro lingùistico ben preciso, qùello che si definisce con il termine "classico" (i cùi estremi sono tracciati con incredibile saggezza e passione dal sito noveporte), tùtto il resto è interpretazione, licenza. Come nella poesia le licenze sono consentite soltanto ai poeti che si destreggiano con confidenza tra i tranelli dei codici classici, così nella camicia le varianti e le interpretazioni sono consentite soltanto a chi si senta pronto per rompere qùelle regole che ormai conosce ed ha rispettato a lùngo e con devozione. Qùei confini che sin qùi ho cercato di tracciare non sono pertanto da intendersi come confini invalicabili, ma come presùpposti fondamentali per fare delle interpretazioni personali ùna felice espressione di noi stessi e non ùn volgare e cieco esercizio di eccentricità e di brùttùra.


JS


10 commenti:

Edoardo said...

Enciclopedico. Post che non ho potuto far altro che stampare. Grazie di esserci.

andre said...

caro Ja mi sono fatto una cultura,sono proprio ignorante,e che una camicia da 180 euro non me la posso permettere al momneto devo volare un po più basso mi sa!!!!!

Davide said...

Ho letto il tuo post.
Essendo camiciaio lo comprendo benissimo.
Però bisogna anche tener conto delle persone che 180 euro per una camicia non le spendono; a queste persone bisogna cercare di dare un prodotto medio/alto a un prezzo onesto. (80/100 euro di media)
Comunque complimenti per il post.
Ciao
Davide

Jacopo Signani Corsi said...

Innanzi tùtto grazie per i complimenti.
Come avrai intùito non sono ùn camiciaio ma ùn cliente, qùindi cerco di rispondere alla tùa osservazione.
Sono d'accordo che 180E non siano pochi, ma la domanda ce ti pongo, a qùesto pùnto, è: a cosa rinùnci per scendere ad 80\100€? Se scendi a compromessi con la stoffa, sarà evidente. Se "tagli" il tempo dedicato al modello forse sarà ùn po meno evidente, ma si rischia di fare brùttùre.

Tù cosa proponi di fare per scendere ad 80/100? Qùal'è la tùa catena dei valori? Non sai qùanto io stesso abbia provato a pensarci..

Per conclùdere, dove lavori?

ciao

jacopo

Anonymous said...

Ciao, bel post. Ho deciso di seguire l'esempio e visto che abito vicino a Como ho contattato qualche tessitura.

Niente da fare. Non vendono al privato. Cosigli? Tu come hai risolto?

Anonymous said...

Ciao Anonimo,

noi siamo andati direttamente in fabbrica, allo spaccio (quasi tutti i produttori li hanno), e mi sono fatto fare un mini campionario di un centinaio di tessuti. Man mano ne ordino il necessario e li faccio realizzare dalla camiciaia.
L'altra chance è che tu vada sempre allo spaccio e compri, di volta in volta, quello che ti serve al momento.
L'ultima opportunità è che mi mandi le misure e te la faccio io..haha!

jacopo

Mauro said...

notevole la tua ricerca nei dettagli. Riguardo le iniziali l'altro giorno discutevo con la camiciaia sul fatto che se posizionate sul polsino se debbano essere rivolte verso l'interno manica o verso l'esterno. Tu che ne pensi?

Anonymous said...

Ciao, io le camicie su misura le compro qui e con 79 €, iniziali incluse, bottoni in madreperla e tessuti doppio ritorto, penso di fare un ottimo affare. Maurizio

jeffrey said...

Complimenti e grazie per l'interessante articolo. Sono capitato a "leggerla" perché cercavo qualcosa di preciso sulla punteggiatura delle cifre. Lei non ne ha parlato. Posso avere delle delucidazioni in merito? Grazie Gianfranco

Anonymous said...

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