
Sunday, January 04, 2009
Back from Wonderland: a brief report

Tuesday, December 23, 2008
Capitani coraggiosi: a personal forecast for year 2009

Prendiamo per buona questa frase pronunciata in mia presenza da un grande imprenditore (forse addirittura pensatore) italiano: "Chi saprà navigare con astuzia, perseveranza, anticipo, in queste acque tempestose, sicuramente sarà premiato quando le acque si calmeranno".
Le persone cambieranno, i mercati cambieranno, qualcuno scomparirà, qualcuno resterà al suo posto, qualcuno si imporrà prepotentemente. A voi la scelta.
JS
Friday, December 19, 2008
The I.B.G. principle

Friedman, già autore del saggio di culto "Il mondo è piatto" (leggetelo se non l'avete ancora fatto), da Hong Kong guarda alla crisi con un duplice sentimento: rivelazione e depressione. Se l'America, portavoce del capitalismo mondiale, è sempre stato il "dottore" che ha portato in giro la medicina per nazionalizzare le banche, per privatizzare l'industria, per aiutare la Cina ad uscire dallo spettro comunista, adesso - dice lui- sarà difficile convincere i pazienti ad usare quella stessa medicina che ha fatto ammalare il medico. Il recente crac Madoff non è che la ciliegina sulla torta, perchè rappresenta semplicemente l'estremizzazione di quello Schema Ponzi già ampiamente diffuso e legalizzato nei sistemi tradizionali: che differenza c'è tra lo schema Ponzi di Madoff ed il sistema subprime? nessuna, entrambi sono piramidali ed entrambi si basano sul principio I.B.G., ovvero I'll Be Gone, non ci sarò più, sarò irrintracciabile quando la bolla scoppierà. Il debito è così frammentato e distribuito che è impossibile imputarlo al solo emittente, perchè ha già coinvolto migliaia di attori intermedi. Se questo è il messaggio che la prima economia del mondo vuole mandare -si chiede Friedman- allora al contempo scompaiono anche quei competitors ideologici (Mosca e Pechino) che hanno permesso all'America di autodisciplinarsi attraverso il loro "esempio negativo". Adesso America e Cina fanno parte di un solo sistema: entrambe hanno (o avranno a breve) un grande comparto bancario ed industriale statale e di fianco un piccolo comparto bancario ed industriale privato; il risultato finale del maxi-bailout sarà proprio questo, un balzo indietro nel tempo che si farà un baffo della deregulation ed allineerà la Cina con gli Stati Unti. Le differenze, insomma sono più sfumate che mai, ed è evidente che sia giunta l'ora di rifondare il nostro modo di intendere il capitalismo. Più che un financial bailout, sarà necessario un ethical baiout. Per chiudere con Friedman: "I don't want to kill the animal spirits that necessarily drive capitalism - but I don't want to be eaten by them either". Homo homini lupus.
JS
Saturday, December 13, 2008
Il latino, il greco.
Tuesday, December 09, 2008
La nouvelle décadence, St.Moritz
Sunday, November 30, 2008
The Orphanage - El Orfanato
Friday, November 28, 2008
Baz Luhrmann's Australia: Koons and Murakami's kitsch?
Sunday, November 23, 2008
Business of Green - Lifecycle, by Andrea Maggiani
Non voglio entrare nel merito tecnico dei parametri che utilizzano e di quanto siano o meno corretti, ma mi vorrei soffermare sul quanto questo fenomeno stia crescendo e di come gli individui utilizzino questi strumenti per avere un’idea di massima sugli effetti del proprio stile di vita sull’ambiente.
Già da qualche tempo la Carbon Trust, ente facente capo al Governo Britannico, ha lanciato la Carbon Reduction Label (http://www.carbon-label.com/), un etichetta che serve a rendere pubbliche le emissioni di CO2 sui prodotti e servizi.
L’idea di base è avere accanto alla tabella dei valori nutrizionali di ogni prodotto la carbon label con l’ammontare di CO2 generata dal prodotto.
La Walkers, azienda britannica leader sul mercato delle patine fritte , ha lanciato sul mercato il primo pacchetto di patatine Walkers Cheese & Onion Crisps con l’indicazione di 75g di CO2 .
Questo valore è stato ottenuto attraverso un processo d’analisi della lifecycle del prodotto dalle prime fasi di coltivazione delle patate fino alle fasi di smaltimento in discarica del pacchetto.
Oggi anche supermercati Tesco ha aderito all’iniziativa con un programma pilota per utilizzare la Carbon Label su tutta la linea di prodotti.
Credo che questo fenomeno sia al momento un ennesimo giochetto d’immagine e di comunicazione, ma non è da escludere che in un futuro non molto lontano non staremo solo attenti a guardare le etichette low fat, ma anche quelle low carbon.
Friday, November 21, 2008
Funny Games: estratto di un meccanismo
Sui motivi della decisione da parte di Haneke di ri-girare Funny Games esattamente uguale a quello originale (sempre suo) potremmo stare a disquisire per ore. Da parte mia non l'ho capito, comunque mi ha fatto piacere rivedere un film molto poco convenzionale sia dal punto di vista semantico che dal punto di vista tecnico, un film dove la violenza non si pone come spunto sadico o voyeuristico ma come incarnazione reale di sè stessa. Dai due ammiccamenti del carnefice alla macchina da presa, ma soprattutto dal bellissimo dialogo finale, si coglie il messaggio del film: se c'è un universo reale ed uno di finzione, questi coincidono nel momento in cui l'osservatore porta a termine il suo ruolo, quello di osservare. La "fiction" diventà realtà nel momento stesso in cui puoi guardarla, esattamente come per Warhol la fama di dipanava contestualmente al gesto della visione. La violenza in Funny Games, così, appartiene a chi la sta osservando, che diventa complice. In più di un momento Haneke - e qui sta la grandezza del film- ci invita a non guardare, ci costringe ad uno sforzo, per esempio, per trovare nell'inquadratura il corpo massacrato del figlioletto, che è volutamente mantenuto in posizione semicelata nella lunghissima sequenza del massacro; è lo stesso angelico assassino, poi, che ci chiede un'opinione, una previsione sulle sorti della malcapitata famigliole, gurdando dritto in camera. In questo Funny Games può essere considerato un'opera sperimentale nella forma, nel modo di raccontare.
Scendendo nel dettalgio -e qui concludo- mi piace portare all'attenzione un espediente narrativo di classe assoluta, che si materializza in quell'oggetto classico in fatto di assassini che è il coltello.
Il coltello da cucina viene portato alla nostra attenzione tre volte, distanti tra loro nel corso del film: la prima è quando il bambino lo chiede alla mamma e lo porta in barca; in questa scena l'oggetto fa la sua entrée con tutti gli onori del caso. La seconda volta godrà addirittura di un primo piano, quando cadrà inavvertitamente sul fondo della barca. Lo spettatore a quel punto è certo che quel coltello avrà un ruolo fondamentale nella soluzione della contesa e crede di tirare un sospiro di sollievo quando Naomi Watts, trasportata dagli assassini, lo recupera sul fondo della barca e silenziosamente comincia recidere le cime che la tengono in trappola. Ecco, come nella più classica tradizione, l'eroina si appresta a ribaltare le sue sorti, magari morirà anche lei, ma noi spettatori ci stiamo preparando a vedere quantomeno una lotta in equilibrio precario. Eh no, invece! Lei viene gettata giù dalla barca con incurante disprezzo, con sufficienza, legata, mentre Pitt sta serenamente discorrendo d'altro con il suo socio.
Questo significa essere asciutti, sorprendenti, questo significa saper giocare con il linguaggio del cinema.
JS
Thursday, November 20, 2008
Inside every story, there is a beautiful journey


Sembrerà una disquisizione folle, ma credo che proprio qui stia il centro emotivo del bespoke: la relazione indissolubile tra il sarto, l'opera ed il committente, quell'energia che manca completamente quando ci si affida agli "stilisti", che, come spesso ricordato, si occupano di svolgere quel lavoro per noi. Su queste pagine si è discusso spesso di camicie su misura, e con i miei amici che mi chiedono consiglio ne parlo a mia volta; ognuno ha i suoi dubbi, le sue domande, le sue aspettative, ognuno cerca la verità assoluta, la perfezione, ma queste cose non esistono, almeno non in termini assoluti. La camicia, così come qualsiasi altra cosa, è fatta da chi la porta, e tanto più è in sintonia con chi l'ha progettata tanto più essa sarà stata un buon lavoro. Ogni taglio ha la sua storia, ogni camicia racconta il suo tempo, che deve essere quello del committente. Chiaramente qui si ragiona a partire da livelli d eccellenza, stiamo spaccando il capello in quattro, e non è detto che questo procedimento si addica a tutti, a quelli che vivono questo argomento con più leggerezza. Nella foto che vedete qui sopra, tratta da una famosa campagna di Louis Vuitton, la camicia di Francis Ford Coppola (probabilmente di lino) è un magnifico esempio di quanto appena detto. Quelle maniche cosi larghe, quella ostentata morbidezza generale, non è roba da tutti, "noi" saremmo stati a disquisire per ore con la sarta per asciugarne la linea, ma lì è perfetta perchè lui ha lo spessore storico e morale, la sicurezza per portarla. Quindi, sebbene quella camicia possa essere tacciata di esuberanza e mancata cura, in realtà è semplicemente conforme a chi la sta portando. E' così e non potrebbe essere altrimenti. Quando la ricerca si fermerà, allora saremo certi che quanto abbiamo fatto sarà certamente il miglior risultato possibile, ma per fortuna di strada da fare ce n'è ancora molta.
JS