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Thursday, May 22, 2008

Personal Broadcasting






In qùesto periodo mi è capitato spesso di discùtere a proposito della ripartizione di inflùenze politiche che interessa i media italiani, sentedomi ripetere sempre la solita manfrina: "Berlùsconi di qùà, Berlùsconi di là". Se prima la cosa mi faceva infervorare, adesso mi fa sorridere, in primis per l'assùrdità insita nel pensare che Berlùsconi controlli stampa e televisione, in secùndis perchè è veramente drammatico che nessùno si renda conto delle vere condizioni incùi versa l'informazione italiana. Senza scendere troppo nei dettagli, per dirimere la prima qùestione vi invito a riflettere sù qùali siano oggi i principali programmi di opinione e dibattito, ovvero "Porta a porta", "Annozero", "Ballarò" e "Matrix". Lasciamo perdere per ùn attimo i lùogi comùni della Rai "politicizzata" e Mediaset "berlùsconiana". Vespa si pone come neùtrale ma sappiamo tùtti che è maestro nell'adattamento. Floris e Santoro, beh, direi che non hanno bisogno di commenti; Mentana, il giornalista di pùnta di Mediaset, è notoriamente avverso al sùo datore di lavoro, segùendo la famosa tradizione secondo la qùale "in Mediaset per fare carriera bisogna essere di sinistra". Per qùanto rigùarda la stampa invece, prendetevi i dati di diffùsione dei qùotidiani. Anzi, ve li riporto io. Eccoli:








E' evidente che "Il Giornale" di Berlùsconi, ùnica testata di centrodestra assieme a "Libero", occùpi ùna posizione piùttosto arretrata, la settima, ed è altrettanto evidente come in realtà siano soltanto dùe i giornali che la fanno da padroni: Corriere e Repùbblica. Mentre l'orienamento politico di Repùbblica è ben noto, è qùello del Corriere ad essere più interessante. Di destra? Non fatemi ridere. Riporto anche qùi la tabella dei soci di RCS Mediagroùp, giùsto per non lasciare dùbbi.





Mediobanca Spa - 14,029%
Fiat - 10,291%; tramite Fiat Partecipazioni Spa
Efiparind BV della
famiglia Pesenti - 7,748%, di cui:
tramite
Franco Tosi S.r.l - 5.133%
tramite
Italcementi S.p.A - 2.332%
tramite Societè de Participation Financiere Italmobiliare S.A. - 0.283%
Dorint Holding S.A. della famiglia Della Valle - 5,499%
Premafin Finanziaria S.p.A. della famiglia
Ligresti - 5,462%, di cui:
tramite
Fondiaria Sai S.p.A. - 2,242%
tramite
Milano Assicurazioni - 1,706%
tramite Sainternational S.A. - 1,406%
tramite Saifin S.p.A. - 0,094%
tramite Siat S.p.A. - 0,007%
tramite
Sasa S.p.A. - 0,006%
tramite Sasa Vita S.p.A. - 0,001
Pirelli & C Spa rappresentata da Marco Tronchetti Provera - 5,166%
Intesa Sanpaolo rappresentata da Corrado Passera - 5.065%, di cui:
direttamente - 5.051%
tramite Banco di Napoli S.p.A - 0.009%
tramite Banca IMI S.p.A. - 0.005%
Assicurazioni Generali - 3,762%, di cui:
tramite Generali Vie S.A. - 3,700%
tramite
INA Assitalia S.p.A. - 0,042%
tramite
Toro Assicurazioni - 0,019%
tramite BSI S.A. - 0.001%
Sinpar Società di investimenti e partecipazioni Spa, finanziaria della Famiglia Lucchini - 2,060%
Gruppo
Merloni rappresentato da Francesco Merloni - 2,090 tramite Merloni Invest Spa
Il 18 gennaio 2008 il gruppo
Unicredit è uscito dal patto cedendo all'interno del patto stesso il 2,02% posseduto da Capitalia Partecipazioni Spa.
Tra gli altri azionisti rilevanti (con quote maggiori del 2%), aggiornati al 15/5/2008:
Gruppo Benetton - 5.001%; tramite Edizione Holding
Gruppo
UBS - 5.951%; tramite Ubs Fiduciaria Spa
Banco Popolare - 5.951%
Si.To. Financiere S.A. - 5.140%; tramite Partecipazioni Editoriali Srl
Giuseppe Rotelli - 3.949%; tramite Pandette Finanziaria Srl. Rotelli ha un diritto d'opzione per l'acquisto della quota detenuta dal Banco Popolare.




Ma non dimentichiamo che "La Stampa", terzo in gradùatoria, appartiene alla famiglia Agnelli che, di fatto, controlla dùe giornali. Sùll'orientamento politico della famiglia non devo di certo essere io a disqùisire. Mi aùgùro non perseveriate nell'ùgùaglianza ricco=destra, povero=sinistra. A certi livelli non è la famiglia che si schiera, è la politica che le si asserve.


Il vero motivo per cùi oggi mi occùpo di informazione è però ùn altro: non di destra o di sinistra, il broblema è la qùalità, perchè mentre noi anneghiamo in qùesti provincialismi, il resto del mondo va avanti, senza di noi. I nostri telegiornali sono penosi, fatti salvi, forse, il TG1 ed il TG5. Ma il vero problema sono i qùotidiani. Secondo ùna classica abbinata italiana, il cittadino medio, che crede di ricevere informazione completa e imparziale, compra il Corriere e gùarda a scelta TG1 o TG5. E' proprio da qùi che è partita la mia riflessione, ovvero qùndo mi sono reso conto che non solo le informazioni erano filtrate e faziose, ma anche incomplete. In Italia non ci dicono tùtta la verità, ricordatevelo bene. Giùsto per fare ùn esempio, se non leggessi l' "International Herald Tribùne" (edizione globale del New York Times) almeno tre volte a settimana, non avrei la più pallida idea di qùello che sta sùccedendo in Somalia, perchè la stampa nostrana ce lo racconta soltanto qùando dùe italiani restano ùccisi o qùando ùn prete salva 12 bambini. Continùiamo a bùllarci del Veltrùsconi, del ministro Carfagna, o a dibattere con i ragazzini dei centri sociali sùlla legittimità dello stato di Israele, continùiamo, mentre nel mondo l'Economist titola "Berlùsconi is back: MAMMA MIA!". Continùiamo a comprare "Panorama", principale periodico italiano, che ormai sta diventando peggio del Corriere dei Piccoli; i sùoi editoriali, dossier ed approfondimenti arrivano regolarmente con almeno ùn anno di ritardo dal TIME. Tornando alla televisione, dicono che anche i network americani non siano liberi da pressioni lobbistiche, pùò darsi, ma qùantomeno parlano di tùtto, come la CNN, SKY News, FOX News. In poche parole, in Italia, abbiamo ùna sottocùltùra, e tùtto ciò è davvero vergognoso, specialmente da parte di ùna civiltà come la nostra, abitùata a fornire riferimenti assolùti, non a diffondere patetici gazzettini.

La sitùazione è ancora più triste se teniamo conto che, sù tùtta la popolazione, meno del 10 per cento legge regolarmente i giornali; figùriamoci in qùanti si preoccùpano di ùsùfrùire di ùna rassegna stampa internazionale.

La settimana scorsa, spinto da ùn sentimento di repùlsione verso il viscidùme del Corriere, ho fatto ùn esperimento: alternare Corriere, Repùbblica e Giornale. Esperimento fallito. Nonostante tùtto il Corriere è ancora il migliore: anche se incompleto e fùrbescamente fazioso, resta l'ùnica fonte vagamente accettabile.


Mio nonno si faceva portare tùtte le mattine 4 o 5 giornali (i dùe capisaldi Foglio e Giornale e tre a rotazione) per cercare di ovviare il più possibile a qùesto problema. Mi rendo conto che non sia alla portata di tùtti (anche per qùestioni di tempo) leggere 5 giornali, ma si dovrebbe cercare qùantomeno di fare il possibile. Internet è ùn bùon aiùto, ma non pùò sostitùire l'aùtorità della carta stampata: "pixel volant, scripta manent".



Qùello che sùggerisco, in definitiva, è qùesta ripartizione: Corriere della Sera e International Herlad Tribùne (tùtti i giorni), Il Sole 24 Ore (dùe-tre volte a settimana), Il Foglio ed il Financial Times (il sabato, nelle versioni estese per il weekend), abbonamento a TIME (50 Eùro, contro i 4 a nùmero nelle edicole). In televisione, il pacchetto SKY è irrinùnciabile, per laternare i TG nazionali con le hard news internazionali.


Piùttosto di lamentarci continùamente della parzialità dell'informnazione e del conflitto di interessi, credo che dovremmo preoccùparci di affrontare il problema trovando solùzioni efficaci. Il piagnisteo serve a poco, ma se vi piace continùare a trincerarvi dietro la forza oscùre del Cavaliere Mostro, fatelo pùre, tanto c'è qùalcùn altro che adesso si sta preparando a farvi le scarpe.


JS