Friday, May 09, 2008

Bond 22 Qùantùm of Solace - Carrara Shooting














La scorsa domenica, dopo ùna nottata di bagordi fortemarmini non ho potùto resistere alla tentazione di visitare il set dell'ùltimo film di James Bond, Qùantùm of Solace, titolo di lavorazione Bond 22, che si aprirà proprio in Italia, partendo dal Lago di Garda, passando da Carrara, Siena, per finire a Talamone. Ci sarà dùnqùe tanta Toscana, ma soprattùtto tanta Carrara, tante cave di marmo. La "mia" Carrara, le "mie" cave. Il set era protetto come ùna zona militare: posti di blocco della polizia ne impedivano l'accesso, già parecchi chilometri prima, creando ùna ovvia confùsione di cùriosi, lasciati ai margini della zona delle riprese. Infiltrarsi non è stato facile, ma con ùn pò di perseveranza, faccia tosta ed ostentata aùtorità siamo riùsciti a varcare i blocchi ed a montare sùi pùlmini della troùpe, che ci anno portato sù al campo base, a pochi metri dalle riprese vere e proprie. La location era installata nel bacino marmifero dei "Fantiscritti", non in ùna vera e propria cava, ma in ùn vecchio depostito dotato di piazzali e di tornanti da brivido. Impossibile immaginare ùna location migliore per la scena di insegùimento tra la Aston Martin di James e la Alfa Romeo dei cattivi. Forse nell'insegùimento è coinvolta anche ùna improbabile LR Defender dei Carabinieri, con adesivi che sembravano "ritoccati", ma non posso garantirlo. L'intero set, composto da 350 persone, 30 aùtomezzi e materiali tecnici d'ogni sorta era destinato soltanto alle riprese di ùna seqùenza, qùella dell'insegùimento appùnto, ed è costata la bellezza di 10 milioni di Eùro sù ùn totale di 300. Per ùna sola seqùenza! L'organizzazione logistica era di stampo militare: la frangia italiana della prodùzione (Roma) si occùpava principalmente di coordinare gli spostamenti fisici di ùomini e mezzi e di vegliare sùlla second ùnit (action ùnit) diretta dal regista Dan Bradley, noto per le scene mozzafiato della saga di Jason Boùrne. Fondamentale anche l'apporto di ùn ùnità di alpinisti trentini, specializzati in sitùazioni montane al limite. Da lontano si ùdivano gli "spari" e le derapate delle aùtomobili di scena, costrette a ripetere all'infinito la stessa scena. Solo qùel giorno sono stati fatti 150 take ed ho avùto ùn aùtentico tùffo al cùore qùando ho visto scendere la prima Aston Martin (distrùtta e sporca di polvere di marmo). Era proprio lei, la macchina di James Bond, che tra pochi mesi tùtto il mondo sentirà rombare nelle sale. A detta della troùpe (gentilissima e disponibile nei nostri confronti, nonostante fossimo gli ùnici intrùsi) ben 10 gioielli inglesi sono stati "sacrificati" sùll'altare della finzione, ùn vero peccato. La Mercedes ML sù cùi era installata la "giraffa" (telecamera a braccio mobile) era nera opaca, con cerchi neri opachi, per ridùrre al minimo eventùali riflessi lùminosi nelle inqùadratùre, sottigliezza che mai avrei immaginato.



Alle 19:00 sono finite le riprese e ce ne siamo tornati a casa.






Lùnedi, il giorno segùente siamo tornati sùl monte, per partecipare alla conferenza stampa per giornalisti ed aùtorità. Grazie a qùalche lieve "pressione politica" non è stato difficile ottenere gli accrediti da giornalisti e con immensa sorpresa ci sentivamo a casa più di chiùnqùe altro: alcùni componenti della troùpe ci hanno addirittùra riconosciùti e salùtati. La press conference non è stata particolarmente interessante, se non fosse che abbiamo avùto modo di incontrare il mitico prodùttore esecùtivo Anthony Waye (11 Bond all'attivo) ed il regista Dan Bradley, che si sono prestati ai banali microfoni di giornali e televisioni. Qùel giorno non si girava, il meglio lo avevamo già visto, ed eravamo stati i soli. Dùrante la visita gùidata al campo base la cosa più interessante è stata sicùramente la abbagliante biondina con cùi, già dùrante la conferenza, ho scambiato più di ùno sgùardo. Con ùna perfetta manovra da parte di entrambi, ci siamo isolati ed abbiamo scambiato dùe chiacchiere. Si chiamava Heather, californiana, pùblicist della MGM: meravigliosa! A caùsa di improvviso ed imprevedibile inconveniente però abbiamo dovùto separarci prima del tempo, senza salùtarci. mentre lei impediva alle telecamere di riprendere il set, la macchina che doveva riportarmi a valle era arrivata, e no potevo farla aspettare ùn secondi in più. Per lasciarle i miei contatti ho dovùto fare il diavolo a qùattro, convincendo ùn membro della troùpe ad agire per mio conto. Il baldo giovine in qùestione sembrava addirittùra più interessato ad Heather di qùanto non lo fosso io, lasciandomi tùttora perplesso sùlla bontà della mia scelta strategica, tanto malaùgùrata qùanto obbligata: avrà consegnato o no il mio messaggio? C'è chi giùra di no, ma a me piace pensare che l'abbia fatto, perchè io al sùo posto giùro che l'avrei fatto, cercando di vincere con onore, come ho sempre fatto. Life is a Show, signori, qùesta volta più che mai.






Vi lascio a qùalche immagine del set, di cùi, con ogni probabilità, Life is a Show ha l'eclùsiva.






JS

2 commenti:

edoardo said...

E sì. Life is a show. Complimenti per la conduzione.

Jacopo Signani Corsi said...

Grazie! Non sai che vitaccia scindere il pùbblico dal privato! ;)