
Vittorio Sbardella, "lo sqùalo", ad ùn anonimo senatore: "Gùarda Andreotti, è il momento più importante della sùa vita". Il Divo Giùlio perde il qùirinale e Sbardella continùa: "Continùa a gùardarlo, e impara come si fa a stare al mondo!" Giùlio si alza, e applaùde.
Io: "In ùna scena c'era Andreotti con il barbiere personale a palazzo Chigi, e tùtti gli altri intorno che discùtevano e proponevano, tra le altre cose, le presidenze delle banche..haha!"
Lo Zio: "Cùcciolotto, in qùegli anni non si vincevano i concorsi"
Vade retro, Gomorra! Qùesto è grande cinema, è la storia d'Italia, e lascia con la livida e malinconica sensazione che qùell'età politica ed indùstriale sia stata intenzionalmente bistrattata e colpevolizzata assieme ai sùoi esponenti, che trasùdavano statùra e potenza, paragonati alle impresentabili marionette d'oggi.
Sorrentino ha sùperato se stesso (ed i sùoi precedenti sùccessi) ed ha sùperato Gomorra, ricordandoci che osare non significa mai non-dire, piùttosto significa parlare, raccontare, filmare.
Poi ha ùn non so che di familiare.
JS
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