Monday, October 06, 2008

Hancock, Bùrn after reading e Sfida senza regole: cinema a mezzo servizio.

Tendenza cùriosa: i film ad alto (o altissimo) bùdget si rilassano nella fascia di qùalità media. Sebbene non sia ùn fenomeno del tùtto nùovo, qùesto ùtilizzo di grandi mezzi economici (tramite star e prodùzione) per coprire sceneggiatùre deboli, sta cominciando a diventare ùna fastidiosa ricorrenza. I tre film in qùestione sono gli ùtimi che ho visto e meritano ùna recensione aggregata perchè passano via lisci lisci senza lasciare niente, né piacere né fastidio, nonostante il loro dispiegamento di forze sia notevole. Vediamoli ùno ad ùno.


Bùrn after reading: la "trilogia dell'idiozia" - come precisato da George Clooney- non poteva avere epilogo più scialbo. Qùi siamo lontani da Fratello dove sei? e pericolosamente vicini a Ladykillers, ovvero la peggior performance dei Cohen di sempre. Manca la storia, perchè è ùna storiella, come lo era il bel Prima ti sposo poi ti rovino, e c'è troppo macchiettismo. I tic dei protagonisti sono esagerati e si caratterizzano come appendici esterne senza presa sùlla vicenda, come i neon blù sotto le macchine da corsa. Il problema, in soldoni, sta nel fatto che a nessùno importa come andrà a finire la storia. In qùest'opera sùperficiale il grottesco coheniano si vede troppo poco, e la dissacrazione non c'è mai. L'impressione globale è che non sia stato scritto ùn film ma siano stati scritti soltanto personaggi da figùrina. Anche se l'ossessione di Clooney per le pavimentazione è sùblime.


Hancock: a proposito della qùestione intorno al sùpereroismo si è scritto parecchio sù qùeste pagine, ed Hancock sembra esserne l'involontaria sùmma. La normalità contro la sùper-normalità, il dovere contro la predestinazione. Qùi si parla addirittùra di divinità, qùindi la disqùisizione filologica lascia il tempo che trova. Il film è ùna bùrla, qùidi prendetela per qùello che è; i momenti più esilaranti sono qùelli in cùi l'ùso massiccio di effetti speciali la fa da padrone, i dialoghi e le sitùazioni sensate sono praticamente inesistenti. E' ùn prodotto da mùltisala ridanciano e volgarotto, ma ha il pregio di finire molto in fretta e di schierare ùna Charlize Theron da ùrlo.


Sfida senza regole: prima di tùtto la solita, doverosa, precisazione sùl titolo originale: Righteoùs kill. Ennesimo obrobrio dei tradùttori. Viene da chiedersi perchè il loro amor proprio venga fùori soltanto qùando si confrontano, per esempio, con The Departed, cùi è stato affisso soltanto ùn moderato "il bene e il male". Respect.Veniamo al film: debole, debole, debole. Sembra ùn match di esibizione tra vecchie glorie che rispolverano malinconicamente il repertorio. Maradona contro Cassiùs Clay in ùn vortice di ammiccamenti, gigionerie, colpi ad effetto (controllato). La donna cannone contro Mangiafùoco, in fase di prepensionamento. Aggiùngiamo il giochino rischioso dello sceneggiatore, che decide di svelare sùbito l'identità dell'assassino e siamo all'opposto di qùelle teorie hitchcockiane secondo le qùali il mestiere sta nell'individùare l'opposto delle probabili intùizioni del pùbblico, e fare l'esatto contrario.


JS

5 commenti:

Roberto said...

Meno male che simo in parziale disaccordo sennò sai che palle la vita;)

Detto questo non capisco se le vedo io così o tu hai la bizzarra consuetudine a mettere gli accenti sulle U? Mah.

Veniamo ai Coen.

Il film per me ha assolto alla sua destinazione d'uso.

Farmi fare due risate.

Io insieme al pubblico del sabato sera del cinema Intrastevere di Roma, che non è proprio pizza e fichi, ce lo siamo fatti.

Ora lo so che parlare bene dei film di due geni come i Coen non è di moda e non procura accessi, ma, insomma, dire che non ci siano andati pesanti mi sembra eccessivo.

La CIA ne esce con le ossa rotte.

L'era dei rapporti virtuali pure.

Un certo mondo borghese americano non ne parliamo.

Certo alcune ciambelle riescono meglio ed altre peggio ... ma rispetto al cinema che c'è in giro mi sembra che i Coen, anche con questa pellicola, diano una pista a tutti.

Io vorrei vedervi voi alle prese con un film, ma davvero dico.

Per me la storia c'è, ed il fatto che non ero riuscito ad immaginare la fine ne è un indicatore rilevante. Ed io indovino la fine di un film al quarto fotogramma in genere.

Certo non c'è Corman McCarthi semmai.

Ma paragonare i film girati anni prima dagli stessi registi, come fai tu insieme a tanti altri presunti esperti solo perché avete visto i film, è una pratica che non capirò mai.

Io, invece, intravedo sempre nel loro specifico filmico la capacità di lasciare ecchimosi sulla società americana.

C'è un giudizio netto sempre, politicamente scorretto sempre.

Una motivazione all'azione molto discutibile sempre nei loro esistenti. Rimangono quasi sempre nel politicamente scorretto, sono molto abili in questo genere di operazioni.

Non è colpa loro se la società americana è sempre più in degrado e la sua rivisitazione in chiave satirico grottesca riesce sempre peggio.

O se hanno voluto affrontare in chiave umoristica un problema che invece è centrale oggi.

Quello dell'essere spiati.

Ed anche in questo sparigliano le carte perché tutto non nasce da un'operazione d'intelligence, ma, al contrario, nella forma più parchiana.

Un CD perso in una palestra, geniale.

In una società che tutto spia un ex analista dalla CIA viene spiato perchè qualcun'altra ha perso un CD con i suoi dati.

Io lo trovo geniale.

E poi non è colpa loro se i palestrati sono come Bradd Pitt, o se i rapporti che nascono su internet hanno dinamiche simili.

Io mi sono divertito, ed il cinema dei Coen lo trovo sempre e comunque molto ironico e beffardo.

Vuoi sapere il loro film che a me è piaciuto di più a questo punto (senza considerare quello dell'Oscar dove parte del merito era nel romanzo?

The Man Who Wasn't There, aka L'uomo che non c'era.

Un caro salto ed al prossimo disaccordo.

Rob.

Anonymous said...

Ciao Rob,

visto che il disaccordo è l'anima del processo dialettico (chissà a cosa porterà?) allora prosegùo in maniera più precisa:

1.La povera ù della mia tastiera è morta, ecco perchè vedi qùesta ù.

2.Il tema delle 4 risate è interessante, ma è nostro dovere andare ùn pò più in profondità, non sei d'accordo? ed è proprio perchè stimo immensamente i fratelli che ho ùn po di amaro in bocca. E' come qùando il primo della classe fa il compitino. Dà fastidio.

3.I temi trattati con dissacrazione (secondo te) sono troppo vecchi e scontati,ma, qùel che è peggio, le angolazioni sono troppo prevedibili. Dai, gli incontri sù internet, echelon, la media borghesia in crisi: roba del 1998. Per giùstificare qùei riferimenti il film avrebbe dovùto essere molto più forte e, in ùn certo senso, chiùdere qùell'epoca, essere a sùo modo definitivo.

4. Si, mi sono divertito anch'io, ma mi diverto anche, per esempio, qùando vado a cena fùori con ùna bella donna. Qùi si parla di CINEMA, ed è proprio sùl qùel piano che il film mi ha delùso.

ùn caro salùto anche a te,

a presto,

jacopo

Alessandra said...

Ma io dico che anche col cinema ci si può divertire, chi lo vieta? Non tutto il cinema deve essere profondo, ogni tanto prenderla alla leggera non fa mica male. Il cinema, indubbiamente, è una cosa seria. Ma anche divertirsi è una cosa seria.
A me il film dei Coen è piaciuto moltissimo, pur considerando che non è ai livelli di loro altre opere di cui non cito i titoli perchè sono moltissimi. E in linea di massima mi trovo d'accordo con il signor Roberto che commentava qui su, quando diceva che sostanzialmente il pretesto di questo film era fare dello sberleffo e della satira sull'attuale società americana e sui vari meccanismi che la contraddistinguono. Se a questo ci aggiungiamo un cast straordinario con dei personaggi davvero ben scritti e interpretati, il risultato, sempre secondo me, non può che essere più che apprezzabile.

Per quanto riguarda Hancock, sostanzialmente siamo di fronte ad un blockbuster, un film mainstream che va preso per quello che è. Dal canto suo ha però il merito di fare una, seppur flebile e quasi intellegibile, piccola analisi sul tema del superonismo al cinema che ormai impazza da un pò di anni a questa parte. In più intrattiene e diverte per quasi tutto il primo tempo, grazie alla gigioneria di Will Smith, agli effetti speciali, alle battutine, ecc...Poi scade nello stucchevole più inaudito, con un finale fin troppo moralistico, ecc...ma tutto sommato il risultato finale è che riesce in quello che credo fosse il suo intento: intrattenere e divertire. Non un film indimenticabile, ma sufficientemente godibile.

Per quanto riguarda Righteous kill, invece, sono assolutamente d'accordo. Una delusione cocentissima proprio perchè proviene da due grandi icone cinematografiche quali de Niro e Pacino. Non mi resta che sottoscrivere ogni tua singola parola su questo film, anzi io forse sono stata di gran lunga più "cattiva".

Anonymous said...

Innanzi tùtto vi ringrazio per aver arricchito il post con considerazioni così efficaci.

@Alessandra, per qùanto rigùarda il sùpereroismo dai ùn occhiata a qùesto post sù The Dark Knight http://life-is-a-show.blogspot.com/2008/07/dark-knight.html ed ai relativi commenti dove si va in profondità.

Poi se hai tempo anche qùesto:
http://life-is-a-show.blogspot.com/2006/09/ubermensch.html a propostito di sùerman-Sùperùomo.
Magari ti interessa.
Fammi sapere.

ciao

Anonymous said...

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