Sunday, November 02, 2008

Introducing Business of Green


Non è per una questione di moda, ma per una questione di urgenza che ho deciso di dare voce alla tematica del Green Thinking. Dove per Green non si intende la sterile accezione di "ecologia" (ricordate di non usare mai questo termine in presenza di addetti ai lavori) e nemmeno di Greenpeace, piuttosto si rflette sulla sterzata che l'umanità si sta preparando ad affrontare. Qualche giorno fa ho avuto il piacere di conoscere Alberto (qui non si fanno i cognomi), di "The Hub", un organizzazione semi-non-profit, che ha come obiettivo la creazione di spazi di lavoro condivisi nelle città più frizzanti del mondo, dove si paga il tempo e non lo spazio utilizzato. Questi spazi, hub appunto, rappresentano la materializzazione di un sentimento più grande che lui stesso definisce "grande convergenza" tra persone che vogliono cambiare il mondo mediante la "third way". Oggi il mondo del business si muove secondo due metodologie: quella del capitalismo aggressivo, orientato al profitto e pronto a calpestare qualsiasi diritto e quella del non-profit, della filantropia, che però non produce utile. Loro, a The Hub, perseguono la "third way", quella che mixa sostenibilità e rispetto ad una ragionevole rincorsa del profitto, tesa a costruire soltanto situazioni di win-win. Si ipotizza che l'umanità, nei suoi prototipi di punta, sia ormai pienamente cosciente che la ricerca del benessere globale non sia più una bella utopia ma una stringente necessità per garantire al pianeta un futuro evolutivo. Altrimenti si rischia l'implosione. Tengo a cuore sottolineare che non è detto che il presare green precluda logiche di profitto, anzi, per contro, è molto concreta la possibilità che questo ragionare collettivo (che di comunsta non ha proprio niente, sia chiaro) sia la più grande opportunità di business per gli aniticipatori che di questi tempi stanno presidiando i futuri spazi più strategici. Come ripeto spesso, dopo questo periodo duro e tumultuoso, quello che nascerà sarà un mondo nuovo, dove sarà necessario assecondare lo sviluppo di quelle nazioni che stanno vivendo oggi il pieno sviluppo, attraverso la collaborazione e lo sfruttamento delle sinergie globali alimentate dalla velocità di interscambio di informazioni e conoscenza. Le barriere geografiche sono già cadute da un pezzo, ma il modo di ragionare no. Ecco sta proprio qui il punto.


La rubrica Business of Green vuole essere uno spazio di aggiornamento su quanto succede nel mondo del green thinking e sarà curato da Andrea Maggiani, caro amico ed insider, in quanto nuova leva di Climate Partner, società multinazionale che opera nel campo della sostenibilità attraverso carbon footprint, progetti di certificazione su misura e quant'altro.


JS
La crisi non è Green

In un momento così delicato della nostra economia mondiale sempre più globale e interconnessa sembra che non ci siano più ancore di salvezza. Un tempo ,si diceva se la borsa va male c’è sempre il mattone , oggi, dopo la crisi dei mutui americani e il crollo del mercato immobiliare nelle principali città degli U.S. , prime fra tutte Los Angeles e Miami, anche questa certezza è venuta meno.
In molti suggeriscono di avere fiducia e di continuare a credere nella ripresa economica ma gli scettici credono che il peggio debba ancora venire.

Il Finanziere Gorge Soros in una recente intervista ha individuato il suo personale antidoto: investire nelle nuove “Tecnologie verdi”. Sottolineando come per risolvere problemi come Global Warming sarà necessario investire molto nei prossimi 25 anni in innovazioni e soluzioni tecnologiche sostenibili per avere più energia verde, più efficienza energetica e quindi meno emissioni di anidride carbonica.
Sono in molti a credere in questa strada ma ancora troppo pochi ad avere il coraggio di intraprenderla.
AM


1 commenti:

Piero Signani said...

Secondo me il nostro caro Silvio sta sbagliando a non seguire le direttive Europee sul 20 20 20 ovvero il raggiungimento del 20 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20 per cento dell'efficienza e un taglio del 20 per cento nelle emissioni di anidride carbonica. Traguardi da raggiungere tutti entro la data del 2020.
Tutto ciò porterebbe investimenti a lungo del termine e una ripartenza del Pil,ma si vede che lo staff di Silvio ha ragioni più importanti per posticipare tutto ciò,dichiarando costi troppo alti per adattare le nostre aziende di carattere maggiormente manifatturiero...vedremo..